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pari opportunità

Quali diritti per le bambine e i bambini più vulnerabili?

A trent’anni dalla firma della Convenzione sui diritti dell’infanzia Pianoterra promuove le ragioni di un intervento educativo precoce per garantire a tutti i bambini e  le bambine pari opportunità alla nascita e nei primissimi anni di vita.

Il momento in cui nasce un bambino, ma anche il periodo della gestazione che lo prepara e i primi anni di vita del piccolo, sono fasi importanti che ci invitano a riflettere sul significato dell’espressione “pari opportunità”. Seppur sancito in più punti dalla nostra Costituzione, quello alle pari opportunità è infatti purtroppo un diritto tutt’altro che garantito.

Lavorando ogni giorno con famiglie vulnerabili e in particolare con mamme e bambini possiamo osservare in tutta la loro concretezza gli effetti immediati della disparità di opportunità alla nascita; inoltre, la decennale collaborazione con esperti della salute materno-infantile e operatori socio-sanitari ci permette di misurare quali possono essere nel lungo periodo gli effetti di queste disparità sullo sviluppo psico-fisico del bambino e sulla comunità di cui fa parte.

Malnutrizione, mancato accesso alle cure mediche, mortalità materno-infantile, carenze igienico-sanitarie, analfabetismo o ritardo scolastico. Forse facciamo una certa fatica a pensare che questi problemi possano riguardare da vicino noi e le comunità in cui viviamo. Il nostro paese è tuttavia attraversato da divari profondi, a partire da quello storico tra regioni del nord e regioni del sud. Pensiamo ad esempio che, laddove in regioni come l’Emilia Romagna, la Liguria o il Trentino i minori che vivono in una condizione di povertà relativa non superano l’11% del totale, in regioni come la Campania, la Calabria o la Puglia questa percentuale è compresa tra il 31,8% e il 42,8%. Un altro dato riguarda l’accesso ai servizi educativi per la primissima infanzia (0-2 anni), fondamentali per far emergere precocemente difficoltà o diseguaglianze e intervenire tempestivamente per ridurre un divario destinato altrimenti ad aumentare: se in Emilia Romagna il 25,3% dei bambini sotto i due anni è preso in carico dai servizi pubblici per la prima infanzia e la spesa pubblica per ciascun bambino di questa età è compresa tra i 1965 € e i 2209 €, la percentuale crolla al 3,6% in Campania e al 2,2% in Calabria, con livelli di spesa pubblica rispettivamente non superiori a 351 € e 88 € (dati tratti da Il tempo dei bambini. Atlante dell’infanzia a rischio 2019 di Save the Children Italia).

Il panorama delle disparità di opportunità non si limita tuttavia alla contrapposizione geografica nord/sud. Come evidenziato nell’articolo “L’Italia per l’equità nella salute”, del pediatra Giuseppe Cirillo (Quaderni ACP, vol. 4-2018), non è indifferente per la salute e il benessere di un bambino nascere e crescere in un quartiere benestante e dotato di buoni servizi e infrastrutture o in un quartiere periferico, con servizi carenti o di difficile accesso. Oppure nascere in una famiglia in cui i genitori hanno una condizione lavorativa serena o in una famiglia monoparentale, o magari con genitori di origine straniera, o ancora segnata da precariato e disoccupazione. Queste condizioni di partenza, evidentemente impari, possono significare per un bambino ritrovarsi sin da subito, ancora prima di aprire gli occhi, in una posizione di svantaggio che rischia di aumentare con il trascorrere degli anni.

Ricordare questa realtà assume un significato tanto più importante oggi, 20 novembre, data in cui ricorre la Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Un anniversario particolarmente significativo quello di quest’anno, che celebra il trentennale dell’approvazione a New York della Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia da parte delle Nazioni Unite. Pur riconoscendo i passi in avanti compiuti a livello globale nella protezione dei diritti ai minori, è importante per chi lavora sul campo guardare a ciò che ancora resta da fare e attivarsi contro le gravi ineguaglianze che caratterizzano il mondo dell’infanzia nell’Italia di oggi.

A fronte di uno scenario apparentemente ineluttabile, Pianoterra ogni giorno mette in campo azioni che possono contribuire a modificare traiettorie di vita che sembrano ormai segnate. Nei contesti più vulnerabili, quelli dove sono più evidenti gli effetti nel presente e nel futuro delle disparità di opportunità, lavoriamo con i futuri genitori e i neo-genitori, ma anche con tutto ciò che sta loro intorno, attivando quanto più è possibile risorse materiali, servizi, reti di socialità e opportunità educative per provare a rendere davvero pari le opportunità dei loro figli.

Nella Giornata internazionale per i diritti dell’infanzia noi saremo a Milano per partecipare a un tavolo di lavoro promosso dal partenariato del progetto NEST, che ci vede capofila di un’iniziativa nazionale di progettazione partecipata volta a contrastare la povertà educativa minorile nelle periferie di quattro grandi città italiane. Assieme ai partner del progetto e a esperti provenienti dal mondo dell’educazione, della salute e dell’intervento sociale, parleremo di un argomento particolarmente spinoso, quello dei BES, ossia i bisogni educativi speciali, e cercheremo di farlo proprio a partire da un’ottica di pari opportunità. Ci interrogheremo su quali siano le traiettorie che portano uno scolaro o una scolara che si affaccia alla scuola dell’obbligo a vedersi riconosciuto un bisogno educativo speciale (con un’attenzione particolare ai disturbi riferiti all’area dei fattori socio-economici, linguistici o culturali), e sulle possibili strategie da mettere in campo già molto prima, per evitare che quel bambino o quella bambina si ritrovi a sei anni ad aver già accumulato un ritardo che sarà molto più difficile da colmare. Tutti i nostri interventi, e in particolare quelli realizzati con NEST, ci dicono che le strategie ci sono e che è possibile fare molto per favorire nel concreto la piena attuazione delle pari opportunità alla nascita.

Attivarsi in qualsiasi modo per far vivere i principi sanciti dalla Convenzione, per il benessere dei bambini e delle bambine, è a nostro avviso un modo per rispettare i diritti dell’intera comunità e porre basi il più possibile salutari per quella che vogliamo costruire.

 

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