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Papà e pannolini: incompatibili “per natura”?

Dopo un anno di pandemia abbiamo registrato un dato forse inatteso: sono aumentati i papà coinvolti nei nostri percorsi di accompagnamento alla nascita e ai primi compiti genitoriali realizzati con il Programma 1000 Giorni. Un coinvolgimento, questo, che abbiamo sempre incoraggiato, per ovvi motivi. Un papà che ha ben chiari gli aspetti principali legati alla gravidanza, al travaglio e al parto o ai primi compiti genitoriali, sarà di maggiore supporto alla coppia madre-bambino, contribuendo al benessere familiare. Senza contare che un percorso di rafforzamento della genitorialità intrapreso già dalla gravidanza con entrambi i genitori rappresenta uno strumento importante di contrasto precoce alla povertà educativa.

La maggiore partecipazione dei papà alle attività in programma nell’anno appena trascorso è dovuta a diversi fattori, legati in larga misura agli sconvolgimenti provocati dalla pandemia. Molte delle attività di accompagnamento e orientamento, prima proposte in presenza presso le nostre sedi, sono state erogate a distanza, sotto forma di videochiamate individuali o di gruppo. Le future e neo-mamme si sono perciò connesse da casa, dove spesso erano presenti anche i partner, costretti in casa dalle misure di lockdown, dall’attivazione dello smart-working o, in molti casi, inattivi per la sospensione o la perdita del posto di lavoro. Questa disponibilità di tempo libero, per quanto forzata e in molti casi fonte di estrema preoccupazione, si è tradotta in una maggiore disponibilità ad affiancare le mogli e le compagne negli incontri e nelle consulenze.

Attivi soprattutto per quanto riguarda il disbrigo delle pratiche burocratiche e sorprendentementeinteressati anche alle cure per il bambino, molti papà non si sono tirati indietro neppure di fronte a incontri più strettamente legati a tematiche femminili, ad esempio relative alla fisiologia della gravidanza e del parto. Una volta riprese le attività in presenza, più spesso che in passato i papà hanno anche accompagnato le mamme in sede, partecipando a colloqui e incontri di coppia o a piccoli gruppi e occupandosi del ritiro di beni di prima necessità distribuiti a chi ne ha più bisogno. È questo un primo, significativo dato che abbiamo registrato, ad esempio, a Castel Volturno: dall’avvio ai primi di febbraio del progetto “Luoghi per Nascere a Castel Volturno”, il numero di accessi registrati dei papà pareggia quasi quello delle mamme. Questo dato lascia sperare in un coinvolgimento attivo dei padri all’interno del percorso nascita in un’ottica di co-genitorialità, condivisione del ruolo di cura, promozione della parità di genere e di una paternità accudente. Naturalmente, accanto alla soddisfazione per questa maggiore partecipazione, condividiamo pure con queste famiglie tutte le preoccupazioni per un presente difficile e un futuro incerto.

Queste osservazioni obbligano una volta di più a mettere in discussione stereotipi e luoghi comuni e a chiedersi se davvero tutto ciò che riguarda la sfera della gravidanza, del parto e dell’accudimento dei bambini sia più “naturalmente” connesso al femminile, se davvero le donne siano più “portate” a occuparsi dei bambini più piccoli e che gli uomini che lo fanno non stiano in qualche modo forzando la loro natura. Negli ultimi anni si è persino diffuso un goffo neologismo, “mammo”, per indicare un papà che, appunto, “fa cose da mamma”, ossia accudire i figli ed essere presente nelle loro vite sin dai primissimi giorni! Ci chiediamo però quanto pesino su questa visione dei ruoli genitoriali non solo la tradizione e la cultura, ma anche l’organizzazione del lavoro nella società di oggi e le leggi che in teoria dovrebbero tutelare la famiglia. Pensiamo al contesto italiano, in cui “congedo parentale” coincide quasi esclusivamente con “congedo di maternità”, e persino quest’ultimo non è un diritto poi così inattaccabile! Da quanto siamo riusciti a osservare in questo anno anomalo, potendo conciliare i compiti genitoriali con il lavoro, i padri non si sono tirati indietro e hanno partecipato ben volentieri a incontri e attività a cui di solito vediamo partecipare solo mamme.

Nella lotta contro gli stereotipi di genere, compresi quelli legati ai ruoli genitoriali, sarebbe perciò importante prevedere per legge, come già accade in altri paesi, che anche i padri possano partecipare in modo attivo all’accudimento dei figli sin dalle primissime fasi di vita del bambino, adeguando gli impegni lavorativi a quelli familiari. Per parte nostra faremo sicuramente tesoro di quanto osservato quest’anno, rendendo ancora più flessibili e personalizzati i nostri interventi al fine di coinvolgere un numero sempre maggiore di papà.

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