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Tempo di ricordi e somme da tirare per il progetto NEST

A fine giugno 2021 si conclude il percorso triennale del progetto NEST – Nido Educazione Servizi Territorio, che ci ha visti alla guida di una straordinaria azione di co-progettazione nazionale finalizzata al contrasto precoce alla povertà educativa minorile in quattro città italiane – Napoli, Roma, Bari e Milano.

Sono stati tre anni impegnativi e ricchi di esperienze, oltre che di lezioni apprese. In una tavola rotonda che andrà in diretta giovedì 24 giugno sui nostri canali social vi racconteremo più nel dettaglio risultati raggiunti e prospettive future. Qui vogliamo invece condividere con voi alcune osservazioni di Rossella Mancino, responsabile dell’Area Educazione di Pianoterra e psicologa dell’hub NEST di Napoli.

Quali sono state le sfide più grandi a cui l’équipe di lavoro di NEST ha risposto nei tre anni di progetto?
Partiamo dalle famiglie. Con loro la sfida più grande è stata far comprendere quanto sia importante il lavoro di rete, quanto sia importante cioè che a prendersi carico della loro situazione non sia un solo ente – per quanto degno e meritevole – ma un insieme composito di soggetti che si muovono in sinergia. Questo è stato inizialmente molto complicato, soprattutto quando proponevamo di coinvolgere i servizi sociali o quelli di neuropsichiatria infantile, vissuti come problematici o addirittura “pericolosi” da famiglie che spesso avevano alle spalle a loro volta storie di rapporti non particolarmente felici con questi stessi servizi. Per molte famiglie rivolgersi ai servizi sociali per avere un sostegno era impensabile, perché i servizi sociali sono quelli che “ti tolgono i bambini”.

La chiave di volta è stato il rapporto di fiducia costruito giorno dopo giorno con le famiglie: alla fine, fidandosi di NEST hanno imparato a fidarsi anche dei servizi con cui NEST era in rete, quasi come se NEST se ne “rendesse garante”. A costruire questo rapporto di fiducia, a consolidarlo e renderlo fruttuoso è stato sicuramente il tempo che abbiamo dedicato a spiegare in modo chiaro il senso di ciascun intervento proposto per accertarci che i genitori avessero compreso a pieno perché stavamo coinvolgendo un servizio, perché stavamo suggerendo loro di rivolgervisi, quali sarebbero state le varie tappe per raggiungere gli obiettivi concordati. Questo ha garantito delle prese in carico in cui le famiglie sono state protagoniste del loro percorso e i servizi socio-sanitari sono stati effettivamente “al servizio” delle famiglie che ne avevano bisogno, senza ingabbiarle, ma proteggendole e sostenendole.

Per ottenere questi risultati è stato importante rispondere a un’altra sfida cruciale: rendere viva ed efficace la rete in cui il progetto NEST era inserito, costruendo con ciascun servizio e con i loro referenti un rapporto di fiducia e collaborazione effettiva, costruttiva e sinergica, con l’obiettivo di orientare al meglio le famiglie prese in carico accompagnandole a una condizione di indipendenza ed emancipazione. Una sfida, questa, che ha incluso anche la scuola dell’infanzia “L. Lezzi”, che per tre anni ha ospitato le attività di NEST e che proprio nel coinvolgimento del suo personale docente ha evidenziato uno degli elementi di maggiore difficoltà e su cui è stato necessario lavorare di più.

Un percorso si conclude, è tempo di ricordi… qual è il tuo ricordo più bello di questi tre anni?
Difficile scegliere… Forse uno di quelli più significativi risale a due anni fa. Eravamo al secondo o terzo giorno di inserimento al SEC, il nostro servizio educativo e di custodia mattutino. Le mamme per la prima volta dovevano staccarsi dai loro piccoli e lasciarli con le educatrici. Si chiude la porta dell’aula e si aprono le cateratte! Lacrime a non finire, un momento di grande emozione che ha travolto quel gruppo di mamme mentre scendevano al piano di sotto. Le abbiamo accolte in quello che di fatto è stato il loro primo “gruppo di parola” – uno strumento importante del percorso di rafforzamento della genitorialità portato avanti con NEST. Non è stato facile parlare con loro e farle parlare, le lacrime erano tante e letteralmente contagiose! Pian piano però ci siamo riuscite, ed è stato un momento bellissimo di condivisione. Le abbiamo invitate a scrivere su un foglio un augurio per i loro bambini, poi abbiamo appeso i fogli alle pareti, dove sono rimasti a farci compagnia per tutto l’anno durante i gruppi di parola. Quello è stato un momento importante per loro: a partire da quel momento hanno iniziato a costruire delle relazioni che sarebbero rimaste salde e fortissime e avviato un percorso di crescita a cui ciascuna di loro ha dato un grande significato. Di questo ci hanno dato conferma qualche mese dopo quando, per Natale, hanno scelto di regalare alle educatrici dei piccoli bonsai sui cui vasetti c’era scritto “Grazie per averci aiutato a crescere”. Un grazie, ci hanno tenuto a specificarlo, che non era solo da parte dei bambini!

E’ tempo anche di conclusioni, di somme da tirare e lezioni da portare a casa. Cosa resterà secondo te di NEST alle famiglie con cui avete lavorato?
Rispondo a questa domanda con il libro che abbiamo scelto di regalare ai bambini che hanno frequentato NEST alla festa di fine anno: “Oh quante cose vedrai!”, di Dr. Seuss, un testo complesso e secondo noi bellissimo che può essere riassunto così: vai, adesso hai tutto quello che ti serve per intraprendere il tuo viaggio di scoperta. Mi piace pensare di aver offerto ai bambini e alle loro famiglie degli strumenti utili per questo viaggio, una valigia contenente tutti i libri che i bambini hanno letto, tutte le canzoni che hanno ascoltato, tutti i giochi che hanno fatto, tutti i laboratori, tutte le esperienze ad alta densità educativa che hanno potuto vivere in questi anni. Basi grazie alle quali potranno costruire da soli questo viaggio di scoperta e di crescita. Assieme alle loro famiglie.

Un altro, importante lavoro compiuto da NEST nel territorio in cui ha operato in questi anni ha riguardato la promozione di una cultura fondata sulla cura dell’infanzia e sulla cura delle relazioni che la rendono possibile. Abbiamo tutti una responsabilità collettiva e sociale nei confronti dell’infanzia, che deve essere sempre messa al centro di qualsiasi intervento che abbia a cuore il benessere di una comunità.

In tre anni di attività l’hub NEST di Napoli, situato nei locali della scuola dell’infanzia “L.Lezzi” nel quartiere Materdei, ha raggiunto 113 famiglie, prendendone in carico 101 con 111 minori. 47 bambini tra 18 e 36 mesi hanno frequentato le attività del SEC, 42 bambini tra 3 e 6 anni sono stati coinvolti in attività educative pomeridiane.

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