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I servizi educativi per la primissima infanzia a Castel Volturno: tantissimo da fare per istituzioni e organizzazioni territoriali

Nel mancato accesso dei bambini tra 0 e 3 anni al nido entrano in campo diversi fattori: offerta limitata dei posti disponibili, un sistema di graduatorie che esclude famiglie in cui uno dei due genitori – tipicamente la madre – non lavora, carenza di domande anche a fronte di posti disponibili. In alcuni casi, semplicemente, si sottovaluta o non si comprende l’importanza dell’educazione precoce e si preferisce posticipare l’inizio del percorso educativo alla materna, se non addirittura alla scuola primaria.

Ci sono però territori dove i servizi per la prima infanzia semplicemente non esistono. Uno di questi è Castel Volturno, dove la percentuale di posti al nido disponibili per i bambini tra 0 e 2 anni è dell’1,9% (fonte Openpolis). Un dato questo che non tiene conto della presenza di moltissimi bambini in età pre-scolare non censiti dalle istituzioni poiché nati da genitori di origine straniera e privi di documenti, anch’essi sconosciuti ai servizi territoriali.

Proprio su questo territorio, dove siamo presenti da qualche anno con le attività del programma 1000 Giorni, abbiamo rafforzato di recente i nostri interventi di contrasto precoce alla povertà educativa, offrendo attività educative rivolte specificamente ai bambini in età da nido che però al nido non ci vanno, e ai loro genitori. Un rafforzamento inquadrato in particolare nel progetto PrecoceMente, realizzato con il sostegno della Tavola Valdese, nel progetto Luoghi per crescere, realizzato con il sostegno dell’Unione Buddhista Italiana, e supportato anche dal Pastificio Garofalo, tra le aziende amiche più vicine al nostro lavoro.

Con le operatrici dei nostri servizi a Castel Volturno abbiamo fatto il punto sul contesto territoriale e sulle esigenze specifiche delle famiglie che seguiamo, quelle con bambini di età compresa tra 0 e 6 anni.

Qual è l’esperienza raccolta allo sportello 1000 Giorni a Castel Volturno riguardo l’accesso ai servizi per la prima infanzia? Quanti hanno i bambini iscritti al nido o alla materna?
Un 60% circa delle donne che seguiamo con i nostri interventi a Castel Volturno, tutte con bambini di età compresa tra 0 e 3 anni, non hanno per ragioni diversi un documento in regola per risiedere in Italia. Questa condizione si riflette anche sui loro figli che, essendo privi di documenti, non possono iscriversi al nido, non considerata scuola dell’obbligo. Possiamo perciò dire che tra le utenti che frequentano i nostri servizi nessuna ha figli iscritti a un servizio educativo 0-3 anni e in poche hanno figli iscritti alla scuola di infanzia. Dietro l’invisibilità di questi bambini e dei contesti familiari in cui vivono si nasconde una realtà fatta di soluzioni alternative di custodia dei bambini nel caso in cui i genitori lavorino: è molto diffuso sul territorio il fenomeno dei “baby parking” abusivi, contesti cioè in cui più bambini vengono custoditi da una donna in locali del tutto inadeguati allo scopo, al di fuori da qualsiasi normativa. Molte delle donne con cui lavoriamo sono madri sole e l’esigenza di un supporto nella crescita dei bambini nei primi anni è ben presente, ma la risposta istituzionale data dal territorio è inadeguata. Questi nidi informali e abusivi, per lo più gestiti da donne di origine nigeriana o ghanese, intervengono a colmare questa esigenza, rappresentando al tempo stesso una risorsa e un problema. Da un lato, le tante associazioni del terzo settore che da anni lavorano sul territorio per fornire assistenza sottolineano l’attivazione dal basso di persone che, a fronte di una totale carenza di servizi, cercano di creare dal nulla una risposta alle esigenze reali di chi su quel territorio ci abita. D’altro canto però, l’abusività di queste soluzioni rappresenta un forte rischio per i minori, che possono essere custoditi in luoghi non adeguati da persone non necessariamente in grado di prendersene cura.

La vera domanda sul territorio sembra essere, qui come altrove, interamente schiacciata sull’esigenza di custodia, con pochissimo spazio per la funzione educativa di servizi di questo tipo. Rispetto a questa situazione, come si innestano i servizi di contrasto precoce alla povertà educativa offerti da Pianoterra?
L’esigenza di custodia è concreta, reale, innegabile, legata alla conciliazione dei tempi lavoro-famiglia, un dato vero non solo a Castel Volturno ma anche altrove. La nostra proposta non risponde a questo bisogno, né potrebbe farlo, da sola. Quello che cerchiamo di fare, in particolare con le nuove progettualità avviate nel 2022, è promuovere una cultura dell’infanzia che su questo territorio è carente. Questo è un contesto di povertà estrema, dove la preoccupazione principale delle famiglie è uscire di casa per procurarsi beni di primissima necessità – latte, pappe per i bambini, soldi per pagare l’affitto di casa. Per questo ci sembra molto importante accompagnare le famiglie che si rivolgono al nostro sportello per ricevere un sostegno materiale a un approccio diverso all’educazione e all’accudimento dei bambini. I laboratori mamma-bambino per minori da 0 a 18 mesi e le attività educative per bambini da 18 a 36 mesi vanno in questa direzione: diffondere riflessioni sull’infanzia e sull’importanza della promozione di interventi educativi prima di tutto in famiglia, e poi eventualmente anche nei servizi disponibili sul territorio, magari coinvolgendo il comune.

In riferimento alla povertà estrema di cui abbiamo parlato, il potenziamento delle attività di Pianoterra a Castel Volturno prevede anche un incremento del sostegno materiale?
Sì, abbiamo previsto un incremento del sostegno materiale con due azioni specifiche. Per tentare di rispondere al tema della povertà partendo dal presupposto che il bisogno materiale è impellente e totalizzante e non consente di vedere altri bisogni, abbiamo pensato di prevedere sostegni materiali ad hoc, tarati in base alle esigenze di ciascuna famiglia e che spazieranno dal sostegno alla spesa al pagamento di affitti e utenze domestiche alla compartecipazione alle spese della famiglia. A parte poi abbiamo previsto l’acquisto di cosiddetti kit educativi per i bambini che possono contenere colori, cartoncini colorati, libri ecc. Resta poi per tutte le donne che partecipano sin dalla gravidanza la possibilità di ricevere la Valigia Maternità del programma 1000 Giorni.

Prima si accennava al fatto che anche le iscrizioni alla scuola materna non sono moltissime tra queste famiglie. Questo a causa di una carenza di strutture o per mancanza di quella cultura della prima infanzia a cui facevamo accenno prima, che fa sì che se un bambino non va al nido più facilmente non andrà nemmeno alla materna e inizierà il suo percorso scolastico solo con la scuola dell’obbligo?
Un po’ entrambe le cose. Le scuole ci sono, ma questo territorio presenta un grave problema dato dalle distanze e dalla totale assenza di mezzi pubblici, che spesso è un ostacolo insormontabile per le famiglie che anche vorrebbero portare i bambini a scuola ma che non hanno un mezzo proprio. Rileviamo anche una scarsa informazione sia tra le famiglie che sul territorio sulle modalità di iscrizione del bambino ai servizi educativi. C’è poi il problema della mancanza di documenti in regola per molte di queste famiglie, che in molti casi determina – lo vediamo nelle relazioni dei servizi sociali – il mancato accesso dei bambini alla scuola, nonostante il diritto all’educazione dovrebbe essere riconosciuto a tutti. Il fatto che il territorio di Castel Volturno presenti delle peculiarità, prima fra tutte l’alta concentrazione di persone di origine straniera, con o senza documenti, ci obbliga necessariamente ad adeguare i nostri interventi avendo ben chiare in mente le loro necessità e le loro difficoltà. Ad esempio, dedichiamo moltissimo tempo a spiegare come funzionano le istituzioni e la burocrazia negli ambiti più diversi, da quello sanitario a quello dell’istruzione. Per molti versi, anche la questione dei “nidi informali” può essere fatta rientrare, al di là della risposta a un’esigenza specifica, nell’ambito di una concezione molto diversa della famiglia e dell’accudimento dei bambini diffusa nell’Africa occidentale. Se queste comunità restano chiuse e impermeabili al contesto esterno, è inevitabile che replichino pratiche di questo tipo anche in Italia. Per questo è importantissimo offrire informazioni chiare e comprensibili su come funzionano in Italia determinati servizi prima ancora di capire se e come accedervi.

 

 

 

 

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