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Parte “Luoghi per nascere”, un nuovo progetto sostenuto dall’Otto per mille della Tavola Valdese

A dicembre 2018 una nuova progettualità di Pianoterra, “Luoghi per nascere”, che raccoglie un insieme di attività messe in campo da Pianoterra a sostegno di famiglie vulnerabili, con un’attenzione particolare a tutto ciò che ruota attorno al momento della nascita. 

“Luoghi per nascere” si concentra soprattutto – come dice il titolo che abbiamo scelto – sui luoghi della nascita, quelli in cui nasce un bimbo ma anche quelli in cui nasce una mamma e una famiglia. Abbiamo scelto il plurale perché se è vero che fisicamente un piccolo nasce in un solo luogo, spesso un ospedale, è altrettanto vero che il percorso che conduce i suoi futuri genitori ad arrivare pronti al momento della nascita e, anche in seguito, a far sì che alla nascita segua un sano sviluppo psico-fisico si svolge anche in altri luoghi, sparsi sul territorio e non sempre facilmente accessibili soprattutto da chi vive in condizioni di disagio e di marginalità. 

Questo progetto è stato pensato per offrire ai futuri genitori e ai neogenitori uno spazio o più spazi in cui compiere tutti i passi necessari ad accogliere al meglio il piccolo, con il sostegno di figure professionali specializzate nell’ambito della salute materno-infantile in grado di offrire sostengo psico-pedagogico e attività di rafforzamento delle competenze genitoriali. 

Questi spazi, questi luoghi non sono solo quelli in cui si svolgono i servizi di Pianoterra, ma comprendono anche tutti i nodi della fitta rete di supporto che Pianoterra tesse coinvolgendo i servizi per la famiglia presenti sul territorio. Orientare i futuri genitori e i neo-genitori sul territorio e far sì che possano accedere ai “luoghi per nascere” disponibili è un pezzo importante delle attività di Pianoterra in generale e di questo progetto in particolare. Per questo motivo nell’ambito del progetto è previsto un potenziamento della comunicazione con le famiglie e l’ideazione di nuovi strumenti da distribuire e far circolare sul territorio per avvicinare il più possibile i servizi disponibili a chi ne ha più bisogno. 

Luoghi per nascere è un progetto realizzato grazie al sostegno dell’Otto per mille della Tavola Valdeseopm valdesi

Prematuri a chi?

Il 17 novembre è un giorno molto speciale che però non tutti conoscono.

Ogni anno, infatti, in questa data si celebra la Giornata Mondiale della Prematurità, promossa dalla European Foundation for the Care of Newborn Infants, con l’intento di diffondere la consapevolezza e l’informazione, oltre che di sensibilizzare le donne sulle possibilità esistenti a livello di prevenzione e trattamento delle complicazioni legate ad un parto prematuro.

Da 5 anni siamo attivi con lo sportello di servizi alla nascita “Fiocchi in Ospedale”, un programma nazionale di Save the Children Italia che Pianoterra realizza presso la Neonatologia – T.I.N. e l’ambulatorio di follow-up del neonato a rischio dell’ospedale Cardarelli di Napoli, grazie al generoso sostegno di Pasta Garofalo. In questi anni abbiamo avuto la fortuna/possibilità di conoscere tante mamme e tanti papà di bimbi nati prematuri e che, grazie alle abili cure ricevute in reparto e al grande amore dei loro genitori, hanno potuto fare ritorno a casa.

Pensiamo non ci sia modo più bello di festeggiare questo giorno così speciale che farlo con una testimonianza che una mamma, seguita e supportata dal nostro servizio, ha voluto lasciarci.

 

Lo sportello di Fiocchi in Ospedale al Cardarelli è la realtà che ci ha permesso di trasformare l’esperienza traumatica che noi stavamo vivendo in un’esperienza di supporto, di contenimento e anche di affetto, e che ci ha fornito risorse che neanche pensavamo di avere, visto quello che stavamo affrontando.

Noi siamo arrivati in ospedale in piena notte e in piena emergenza, per un distacco di placenta improvviso. Ero alla mia prima gravidanza, e mi sono ritrovata dall’avere Giulio in pancia, convinta che andasse tutto bene, all’avere Giulio in carne ed ossa ma non accanto a me, non con noi, non con la sua mamma e il suo papà. E’ stata una cosa davvero disarmante. Non avevo minimamente immaginato che potesse accadere perché era stata una gravidanza bellissima, meravigliosa. Giulio è nato alla trentacinquesima settimana di 1,930 kg e 44 cm quindi proprio una mollichina, così come lo chiamavano in terapia intensiva. È stato in terapia intensiva per 15 giorni. Di quei 15 giorni sicuramente ricordiamo tante cose, tra le quali il supporto pratico e rassicurante di Daniela, il sorriso e le informazioni indispensabili di Brunella e il sostegno discreto e affettuoso di Arianna. Ricordiamo tutto questo perché loro ci hanno fatto in un certo senso da guida, consentendoci di camminare con un po’ più di sicurezza e un po’ più di serenità lungo la strada sconosciuta e tortuosa che stavamo percorrendo.

Per questo penso che lo sportello “Fiocchi in Ospedale al Cardarelli” sia davvero un servizio indispensabile per le mamme, i papà, le famiglie che in qualche modo affrontano l’esperienza di una nuova vita. Sia per chi come noi l’ha vissuta in un modo traumatico, improvviso, sia per chi in realtà arriva lì e sa di avere poche risorse a disposizione, si sente spiazzato perché ha pochi mezzi sia materiali che emotivi. In ospedale durante quei giorni ho avuto modo di conoscere tante mamme, alcune sole, alcune completamente disorientate, perse anche perché straniere che non riuscivano ad esprimersi e capire cosa venisse loro detto. In queste situazioni, trovare qualcuno che ti ascolta, ti sostiene, ti fornisce le informazioni di cui hai bisogno, ti guida e magari anche ti coccola è davvero meraviglioso.

“Fiocchi in Ospedale al Cardarelli” per noi ma in realtà per tante mamme che ho conosciuto lì è stato tutto questo, un’esperienza reale che rende migliore quello che sta accadendo e che non sempre ti permette di essere sereno. Grazie!

Il diabete si può prevenire? Intervenendo nei primi 1000 giorni è più facile

I primi mille giorni, dal concepimento fino ai due anni, sono cruciali per la salute futura del bambino. È possibile fare molto in questo lasso di tempo per contribuire a ridurre il rischio di sviluppare, in età giovanile e adulta, alcune patologie anche molto gravi, tra le quali sicuramente il diabete.

In occasione della Giornata Mondiale del Diabete, che ricorre ogni anno il 14 novembre, vi raccontiamo quali sono le azioni che mettiamo in campo con le donne e i bambini che seguono il nostro programma 1000 Giorni per promuovere un approccio salutare e informato anche all’alimentazione.

Iniziamo con il dire che la futura mamma può iniziare a prendersi cura dello stile di vita e dell’alimentazione sua e di suo figlio ancora prima della sua nascita. Per questo alle donne in gravidanza che aderiscono al programma 1000 Giorni proponiamo incontri di gruppo e consulenze individuali con una nutrizionista. È infatti importantissimo sapere che cosa si può mangiare e cosa invece bisogna evitare in gravidanza per non andare incontro a eventuali problemi relativi soprattutto alla crescita del feto. Informiamo le donne sulla giusta quantità di calorie da assumere e sulla loro equilibrata distribuzione nell’arco della giornata, al fine di scongiurare l’errata convinzione che una donna incinta debba letteralmente mangiare per due. La nostra nutrizionista insiste molto sulla necessità, per una donna incinta, di variare la dieta, assicurando un apporto di tutti i nutrienti necessari per sé e per la crescita del bambino: vitamine, proteine e sali minerali soprattutto. Informiamo infine le donne sull’aumento di peso ottimale durante la gravidanza e, se ce lo chiedono, le aiutiamo a monitorarlo.

Un altro focus importantissimo del nostro percorso sull’alimentazione nei primi mille giorni di vita riguarda naturalmente l’allattamento al seno. I più recenti studi confermano che il regime alimentare seguito durante l’allattamento e ancor prima in gravidanza condiziona fortemente anche la secrezione lattea. È per questo che al lavoro avviato dalla nutrizionista si affianca quello di promozione dell’allattamento al seno portato avanti dalla doula sin dagli ultimi mesi di gravidanza. Non si contano infatti più gli studi che dimostrano come il latte materno sia il miglior alimento possibile per un neonato: contiene tutti i nutrienti necessari affinché il neonato goda di buona salute e cresca bene.

Dopo la nascita del bambino, prosegue in parallelo il lavoro della doula e quello della nutrizionista. Le neo-mamme vengono informate del fatto che durante l’allattamento il fabbisogno calorico aumenta più che in gravidanza, e che dunque deve aumentare anche l’apporto giornaliero di calorie. Anche adesso, come durante l’attesa, è tuttavia importante che l’alimentazione materna garantisca l’apporto dei principi nutritivi fondamentali. Vengono dunque illustrati gli alimenti che non devono mai mancare durante l’allattamento e quelli invece assolutamente da evitare, e vengono proposti dei menu settimanali per facilitare il compito alle neo mamme.

Infine, altro momento molto delicato per la coppia madre-bambino, nonché per una corretta gestione alimentare di tutta la famiglia, è quello dello svezzamento. Dal sesto mese di vita il latte materno da solo non è più sufficiente a soddisfare i bisogni nutritivi del bambino. Si può avviare dunque il cosiddetto svezzamento, con l’aggiunta di cibi solidi e semisolidi (biscotti, frutta, minestrine). In questa fase interviene nel percorso il nostro pediatra, che presenta alle mamme di 1000 Giorni i primi cibi diversi dal latte da offrire al bambino, rispettando tuttavia le scelte materne, le preferenze e i gusti del bambino e le specificità alimentari tipiche di ciascuna cultura. Esistono infatti tanti tipi di svezzamento: l’importante è informare adeguatamente le mamme delle sostanze nutritive che non possono assolutamente mancare nella dieta del bambino e, più in generale, della famiglia, e dei cibi e delle abitudini legate all’alimentazione che invece vanno evitati per mantenersi in buona salute e gettare, sin da subito, le basi per uno stile di vita sano.

Un anno di 5×1000

Si è concluso anche per il 2018 il periodo in cui era possibile scegliere di devolvere il proprio 5×1000 a una onlus al momento di presentare la dichiarazione dei redditi.

In questi anni sono stati in tanti a scegliere Pianoterra al momento della dichiarazione dei redditi. Vorremmo avere modo di ringraziarli uno per uno. Molti li conosciamo, sono nostri sostenitori storici, persone sulle quali sappiamo di poter contare e che hanno contribuito a costruire assieme a noi in questi dieci anni la rete di interventi e attività per mamme e bambini di Pianoterra. Tanti altri però non li conosciamo direttamente, poiché come sapete le donazioni del 5×1000 arrivano alle onlus in forma anonima. Di questi nostri sostenitori sappiamo tuttavia che ci seguono e che naturalmente condividono la nostra mission e il nostro metodo. E abbiamo pensato che il modo migliore per ringraziarli fosse raccontare come Pianoterra ha scelto di utilizzare l’importo ricevuto.

Innanzitutto, le cifre. Dagli ultimi dati in nostro possesso, quelli relativi alla dichiarazione dei redditi dello scorso anno pubblicati sul sito dell’Agenzia delle entrate, 547 persone hanno sostenuto Pianoterra con il loro 5×1000, consentendoci di raccogliere oltre 90.000 euro. Si tratta di una parte importante del nostro bilancio annuale. Nell’infografica di seguito, riferita all’anno 2017, un dettaglio dell’incidenza di questo tipo di raccolta fondi sia rispetto al bilancio complessivo, sia rispetto ad altre forme di donazione.

5x1000

A rendere particolarmente preziose queste donazioni è stata soprattutto la possibilità di utilizzarle per rafforzare la sostenibilità dei progetti più strategici per Pianoterra, primo fra tutti il programma 1000 Giorni per donne in gravidanza, neo-genitori e bambini fino ai tre anni di età. Nel 2018 sono inoltre aumentati gli interventi a favore delle famiglie più vulnerabili, soprattutto a Napoli, ed è stato per noi fondamentale poter adeguare anche le risorse umane a questo incremento, ponendo sempre al centro la qualità delle attività offerte alle persone con cui entriamo in contatto e delle relazioni che costruiamo loro. Anche in questo caso i fondi del 5×1000 sono stati preziosi, consentendoci di sostenere questo aumento di attività attraverso l’ingresso di nuove risorse nel nostro staff.

È stato dunque un anno intenso per noi, un anno pieno di attività e iniziative a favore di mamme e bambini, rese possibili anche grazie anche al contributo di chi ha scelto di sostenerci devolvendo a Pianoterra il suo 5×1000. A tutti loro va il nostro più sentito ringraziamento!

 

Nutrimento per un bambino, una mamma, una comunità

Nella Giornata mondiale dell’alimentazione condividiamo con voi una riflessione che Rossella Mancino, psicologa e responsabile dell’area Autonomia ed Empowerment di Pianoterra, ha scritto sull’idea di nutrimento, pubblicata nel nostro bilancio “10 anni di Pianoterra“, non a caso una delle parole chiave che abbiamo scelto per raccontare il senso dei nostri interventi al fianco delle mamme e dei bambini che incontriamo ogni giorno.

Nutrimento

Nutrire un bambino, ma anche una madre, una famiglia, un gruppo, una comunità: il concetto di nutrimento è uno dei cardini di Pianoterra, in senso sia letterale che simbolico. Per crescere armoniosamente abbiamo bisogno di nutrimento. Ci nutriamo mangiando ma anche giocando, sorridendo, condividendo, raccontando e ascoltando i racconti degli altri.

Per Pianoterra nutrire una famiglia in difficoltà vuole dire, tra l’altro, sostenerla e incoraggiarla affinché essa stessa si offra come fonte nutritiva per i membri che la compongono e per l’intera comunità di cui fa parte. In altre parole, significa offrire uno spazio di possibilità grazie al quale quella famiglia possa intraprendere un percorso di emancipazione, liberarsi degli ostacoli che non le consentono di riconoscere le proprie potenzialità e aspirazioni.

A Pianoterra lavoriamo sempre dal concreto all’astratto. Sappiamo che è impossibile il nutrimento simbolico se prima non è stato soddisfatto il bisogno di nutrimento materiale. Perciò, quando ci rendiamo conto che per una mamma, per una coppia, l’assillo della mancanza di cibo è reale e motivato, interveniamo con aiuti materiali. Gli interventi di questo tipo hanno una funzione “decompressiva”. Nella maggior parte dei casi si attivano in una situazione di emergenza, ma non si limitano al sostegno materiale; al contrario, si offrono come un momento zero, come un punto di partenza da cui costruire un percorso insieme alle utenti, tracciare appunto una strada verso l’emancipazione dalla condizione di bisogno. È questo il senso del “patto di reciproco impegno e responsabilità” che stabiliamo con le mamme e con le famiglie che prendiamo in carico.

A Pianoterra iniziamo sempre dalle mamme e dai bambini. Secondo la Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, ogni bambino ha diritto alla vita, alla sopravvivenza e a una crescita sana. Ma in Italia, secondo i dati Istat, nel 2017 c’erano 1 milione 208 mila minori poveri in termini assoluti, cui era negata persino la soddisfazione dei bisogni più basilari, tra cui quelli relativi a una corretta alimentazione.

Per quanto riguarda i neonati, è noto che per loro l’alimento migliore è il latte materno. È un alimento specie-specifico privo di possibili effetti allergizzanti e ricchissimo di immunoglobuline; è un alimento vivo che varia in base alle necessità del bambino durante la poppata e nell’arco della crescita. Ai vantaggi nutrizionali si sommano quelli psicologici: allattando al seno, una madre si sente in grado di prendersi cura al meglio del proprio bambino, mentre quest’ultimo continua a sentirsi protetto e custodito, in un’ideale prosecuzione della gestazione intrauterina. La maggior parte delle madri può allattare al seno il proprio bambino; i casi nei quali è sconsigliato sono piuttosto rari.

Eppure l’allattamento al seno non può essere dato per scontato. Ogni donna, soprattutto se alla prima esperienza di maternità, dovrebbe essere incoraggiata e preparata all’allattamento sin dalle prime fasi della gravidanza. Negli ospedali il personale medico e paramedico dovrebbe sempre fornire alle neomamme e alle future mamme tutte le informazioni di cui hanno bisogno e creare le condizioni migliori perché l’allattamento inizi subito dopo la nascita del bambino.

Anche se oggi sono aumentati i presidi ospedalieri che seguono i protocolli dell’Oms e i dati sull’allattamento al seno mostrano un incremento notevole (almeno nei primi sei mesi di vita del neonato), le cose si complicano molto quando si tratta di donne vulnerabili da un punto di vista sociale ed economico. I dati raccolti negli ultimi anni segnalano che, in generale, le donne meno istruite e quelle straniere hanno minori capacità di cogliere le opportunità assistenziali: per esempio, ritardano la prima visita in gravidanza e partecipano meno ai corsi di accompagnamento alla nascita. Sono quindi queste le donne che più dovrebbero essere sostenute nell’allattamento al seno: ma non è sempre facile, soprattutto in strutture pubbliche come i consultori, abituati a lavorare con un certo tipo di utenza (secondo i dati Istat ai corsi partecipano soprattutto le donne più istruite e quelle occupate), o negli ospedali, che hanno in carico centinaia di pazienti e sono fondati su una logica prettamente aziendalistica.

A Pianoterra sosteniamo attivamente l’allattamento al seno. La nostra esperienza dimostra che, quando si riesce a coinvolgere le future mamme nei primi mesi di gravidanza, si possono ottenere buoni risultati. Per esempio, finora nessuna delle donne che hanno partecipato al programma 1000 Giorni ha richiesto il latte artificiale, almeno nei primi sei mesi di vita del bambino.

Ma lavorare a favore della mamma e del bambino non significa promuovere l’allattamento al seno senza se e senza ma. Conoscere le donne e le loro storie, conoscere ciò che si portano dentro, anche i loro fantasmi, ci ha fatto comprendere che per alcune l’allattamento aveva implicazioni molto particolari e che la scelta di non allattare, più o meno consapevole, andava accolta, compresa e rispettata. Penso in particolare alle donne immigrate che sono state vittime di tratta o quelle che hanno subito altri traumi legati al corpo.

Il programma di sostegno all’allattamento Diritto di poppata ha l’obiettivo di promuovere l’allattamento al seno e di intervenire solo nei casi in cui questo, per ragioni diverse, non è possibile. Considerando i costi esorbitanti del latte in formula e la difficoltà di ottenere bonus ed esenzioni, è facile comprendere che, se la madre non è in condizione di allattare al seno, un bambino che nasce in una famiglia povera, con scarsissimi mezzi di sostentamento, sarà probabilmente un bambino malnutrito. Diritto di poppata punta a scongiurare, per quanto possibile, i rischi legati a una scorretta alimentazione nei primissimi mesi di vita di un bambino.

Dal 2009 a oggi abbiamo preso in carico più di 600 donne e circa 700 bambini dalla nascita fino a un anno di vita e distribuito oltre 150 kg di latte al mese. Le donne che fanno richiesta di sostegno all’allattamento sono in gran parte straniere; molte sono sposate, ma nella stragrande maggioranza sono sole nella gestione dei bambini e del ménage familiare, vivono in condizione di grave povertà e spesso di isolamento. A Pianoterra accogliamo quotidianamente domande delle madri cercando di analizzare al meglio le loro necessità; ma ci rendiamo anche conto, con sempre maggiore evidenza, che è necessario muoversi velocemente per soddisfare quel bisogno urgente, quella preoccupazione legata al nutrimento del piccolo che mette in ombra tutto il resto, copre ogni altra possibilità e potenzialità.

È fondamentale che le mamme sappiano che il latte è un bene che possiamo garantire per tutta la durata della presa in carico, che lo avranno sempre se rispettano le regole e il patto di reciprocità che hanno sottoscritto.

Perché sia veramente efficace, la presa in carico deve essere sempre integrata. In particolare, la procedura mediante la quale una mamma riceve il latte formulato prevede che i servizi sociali territoriali attestino, dietro indagine socio-ambientale, lo stato di bisogno economico del nucleo familiare e che i pediatri di famiglia certifichino la necessità di allattamento in formula, specificandone anche le dosi necessarie. Tale procedura ha il duplice obiettivo di allargare il più possibile la rete di protezione intorno al nucleo familiare e di coinvolgere attivamente gli attori istituzionali.

D’altro canto, il patto di reciprocità implica che la mamma si impegni in quel percorso di emancipazione dalla condizione di bisogno a cui accennavo all’inizio. È un percorso progettato e negoziato individualmente, caso per caso, che prevede attività diverse a seconda delle situazioni: incontri di sostegno alla genitorialità, laboratori di cucito, corsi di italiano per stranieri.

Nel caso delle madri immigrate ci sono molti altri aspetti di cui tenere conto: l’isolamento, le reti familiari e comunitarie ridotte, le fragilità connesse al rischio di un maternage impoverito. Le esperienze dei gruppi di mamme, le attività di spazio giochi interculturale, i gruppi di donne impegnate in percorsi di formazione costituiscono contesti strutturati di socializzazione al femminile che possono fronteggiare alcune criticità. Per poter accogliere il figlio, la madre deve a sua volta essere accolta: se la maternità nella migrazione può essere un momento critico, è importante conoscerla nei suoi vari aspetti per aiutare le donne non solo a integrarsi, ma anche a essere protagoniste e riattivare le loro conoscenze, i loro processi di socializzazione, di libera scelta e di soggettività.

Lavorare a Pianoterra mi ha permesso di toccare con mano il fatto che nutrire, in una delle sue accezioni, vuol dire anche accogliere, ascoltare. E che è necessario un grande senso di responsabilità da parte di tutti, servizi compresi, nel saper ascoltare sia le donne portatrici di un proprio background, sia quelle donne con pochi riferimenti, che tendono ad assorbire le informazioni in modo meccanico, senza renderle proprie. Ascoltare le mamme, ascoltare i genitori, richiede di assumere la posizione di chi non interviene subito, ma osserva quanto accade all’interno della relazione, valorizzando per esempio le competenze di base che spesso l’altro non sa neppure di avere.

Ogni processo di nutrimento, quindi di crescita, parte da qui. È a partire da qui che nutrire significa creare, dare forma, plasmare, e che il nutrimento svolge la sua funzione meno visibile ma non meno importante: quella di creare simboli, significati, possibilità.

Giuseppina e la strada verso l’autonomia

Ospitiamo con una profonda gratitudine la testimonianza di Giuseppina, una delle nostre mamme più affezionate, che oggi partecipa al progetto “Un ponte per l’autonomia“, sostenuto per il 2018 da Intesa San Paolo, e ha voluto restituire con queste bellissime parole la sua esperienza con Pianoterra. La condividiamo con voi perché, come spesso accade, le storie concrete e reali riescono a raccontare più di mille parole il senso globale e profondo dei nostri interventi, indirizzati sempre verso una riconquista dell’autonomia e della serenità nonostante le difficoltà.

 

Mi chiamo Giuseppina. Ho conosciuto l’associazione Pianoterra tramite il passaparola di una persona generosa che conosceva mia madre. Inizialmente mi sono avvicinata a questa associazione solo perché ho avuto vari problemi personali che mi hanno portato a una forte forma di stress, quindi a perdere il latte dal seno e a essere economicamente non indipendente.

Ero andata solo per un aiuto materiale, perché avevo bisogno del latte in polvere, invece mi si è aperto un mondo.

Le persone dello staff interno, costituito prevalentemente da donne a cui si aggiunge anche Ciro, sono molto professionali e contemporaneamente umane, nel senso che stanno ad ascoltare anche quando a volte risultiamo un po’ ripetitive o “pesanti”, ma lo fanno con uno spirito che non si ferma al semplice lavoro, anzi a volte trovi delle valide confidenti e soprattutto non ho mai visto nessun tipo di discriminazione per il colore della pelle, la nazionalità o la religione, siamo tutte sullo stesso piano. Un arricchimento e un aiuto concreto è pervenuto anche dai collaboratori esterni all’associazione, come la ginecologa, la nutrizionista, l’insegnante di ginnastica e il preziosissimo pediatra che mi ha aiutato a risolvere un problema abbastanza serio di mio figlio.

Adesso sono 6 anni che frequento l’associazione, ho aderito a tantissimi dei suoi progetti, dedicati alle mamme ma anche ai bambini (come il preziosissimo “Nati per leggere“), trovando ore di apprendimento sia dai temi proposti in ogni gruppo, sia dalle varie culture e vite altrui che insegnano tanto… Inoltre ho trovato ore di piacere con la parrucchiera e la truccatrice, che collaborano proprio per non permettere a noi mamme di trascurarci e per riabilitare la nostra figura dal punto di vista estetico (perché per noi donne dietro un taglio di capelli c’è tutto un significato profondo).

Ma queste ore sono anche state di distacco da tutti i miei problemi, che purtroppo non sono pochi.

Sto dedicando la mia vita totalmente a mio figlio, finora non ho avuto neanche un secondo di distacco da lui tranne che per momenti di scuola. Inoltre, nonostante prima di avere mio figlio avessi già intrapreso un percorso professionale e di studi abbastanza elevato, in questo momento della mia vita non risulta spendibile. Per questo, per un discorso economico e per una questione di rivalutazione e riabilitazione personale ho deciso di aderire all’iniziativa del “bilancio delle competenze” nel progetto “Un ponte per l’autonomia“, un percorso che permette attraverso un’analisi sistematica delle caratteristiche personali e dei fattori ambientali, di mettere a punto un progetto professionale spendibile nell’ambito lavorativo. Ho avuto così la possibilità di poter intraprendere un percorso di studi che da sempre mi appassiona, quello nell’ambito del sociale e dell’infanzia, e seguire un corso per diventare Educatrice per l’infanzia (Epi). Anche se questo percorso è solo all’inizio, mi entusiasma e mi affascina sempre di più.

La mia speranza è quella di poter esercitare una professione che amo, mentre la mia gratitudine (e quella di mio figlio, che ormai considera l’associazione come un luogo sicuro, quasi di famiglia) sarà sempre per chi lavora e collabora nell’Associazione Pianoterra, anche per le tirocinanti che in questi sei anni hanno accompagnato il mio percorso di vita e che nonostante si siano alternate nel tempo ricordo tutte con sincero affetto.

Dieci anni di Pianoterra: le origini nelle parole di chi l’ha fondata

Per inaugurare questo nuovo spazio abbiamo pensato di condividere un testo che i soci fondatori di Pianoterra hanno scritto per la pubblicazione “Dieci anni di Pianoterra. Un bilancio” e intitolato semplicemente “Pianoterra”.

Buona lettura!

 

Pianoterra
Pianoterra, l’associazione che abbiamo fondato insieme dieci anni fa a Napoli, prende il nome da un libro di Erri De Luca. Abbiamo scelto questo nome perché meglio di ogni altro descrive il nostro approccio: il piano terra è al livello della strada, al livello di chi passa e magari si ferma, spinto dalla curiosità o dal bisogno. È un nome che riflette la nostra prospettiva, quella di uno “sguardo dal basso” che favorisce l’ascolto, il dialogo, la relazione.

Del resto, Pianoterra è nata anche sulla spinta delle relazioni che legano da molto tempo noi tre: due cugine (Alessia e Flaminia), una moglie e un marito (Flaminia e Ciro). Volevamo utilizzare le nostre diverse competenze e la nostra rete di conoscenze e risorse per creare una piccola onlus che potesse realizzare progetti a sostegno delle persone più vulnerabili. Alessia è una fotografa che nei suoi viaggi ha avuto l’opportunità di toccare con mano le conseguenze della povertà e delle diseguaglianze, soprattutto sui bambini. Flaminia e Ciro, invece, hanno una lunga esperienza in ambito riabilitativo, come psicomotricista e psicoterapeuta lei e come logopedista lui: nel loro lavoro si sono spesso trovati a dover “rieducare” bambini che in realtà non avevano nessuna patologia specifica, ma soffrivano le conseguenze di una condizione sociale svantaggiata.

Il punto è molto semplice, benché ancor oggi trascurato: il disagio e la precarietà sociale comportano non solo povertà, ma spesso anche un basso livello di istruzione, problemi di salute, dipendenza, devianza e altre problematiche che tendono a trasmettersi da una generazione all’altra. Riflettendo insieme, abbiamo capito che per spezzare questo circolo vizioso è necessario intervenire alla radice, sostenendo le famiglie più vulnerabili proprio quando nasce un bambino. Così, dopo aver studiato per elaborare un progetto che andasse in questa direzione e che ci permettesse di utilizzare in modo efficace le nostre esperienze, nel 2008 abbiamo fondato Pianoterra.

In fondo, l’associazione è nata per rispondere al nostro desiderio di giustizia sociale. Crediamo nell’uguaglianza tra gli esseri umanie, allo stesso tempo, nel rispetto e nella valorizzazione delle differenze che li attraversano. Pensiamo che la solidarietà, l’accoglienza e l’ascolto siano le risposte più giuste e più efficaci al disagio, alla vulnerabilità e alle diseguaglianze. Confidiamo nel fatto che il cambiamento è possibile, e che spesso ha bisogno soltanto di una piccola spinta iniziale. Sappiamo che il mondo è un insieme di connessioni e interdipendenze; per questo siamo legati al concetto di responsabilità, e grazie a questo abbiamo sperimentato il valore delle relazioni basate sul rispetto e sulla reciprocità.

Sin dall’inizio abbiamo messo al centro del nostro lavoro la diade madre-bambino. Sosteniamo le donne in gravidanza e le neomamme che si trovano in difficoltà a causa delle loro condizioni sociali ed economiche, sia per dare ai loro figli maggiori opportunità di crescere sani, sia per aiutarle ad attivare le risorse necessarie in questa nuova fase della loro vita. Solo così è possibile svolgere quel lavoro di prevenzione che, secondo le ricerche più autorevoli, dà i risultati migliori sotto tutti i punti di vista (compreso quello economico, a medio e a lungo termine).

Il primo progetto di Pianoterra, avviato insieme all’associazione I Diritti Civili nel 2000 – Salvamamme/Salvabebé, è stato Diritto di Poppata, ovvero un sostegno all’allattamento al seno e la distribuzione gratuita di latte formulato a donne che non possono allattare e che non hanno abbastanza soldi per comprarlo, allo scopo di evitare rischi di malnutrizione nei neonati.

In questi dieci anni Pianoterra ha dato vita a molti altri progetti con diversi partner, attivando e talvolta creando delle reti che hanno contribuito a idearli e a realizzarli. Ma, ancora oggi, Diritto di poppata per noi è emblematico, perché racchiude alcuni aspetti fondamentali del nostro approccio. In primo luogo, punta a un coinvolgimento delle istituzioni e alla collaborazione con queste ultime: il latte viene dato soltanto in presenza di un certificato del pediatra che ne attesti la necessità e di una relazione dei servizi sociali che confermi lo stato di grave difficoltà economica del nucleo familiare.

In secondo luogo, c’è un ragionamento sui bisogni e sui loro effetti. L’ansia generata da un bisogno primario urgente – come il latte per il proprio bambino – blocca le energie necessarie per rispondere ad altri bisogni, forse meno urgenti ma altrettanto importanti: per esempio trovare un lavoro, uscire dall’isolamento, imparare la lingua del paese in cui si vive. Dare gratuitamente il latte formulato alla mamma di un bambino che rischia la malnutrizione significa non solo soddisfare quel bisogno, ma anche decomprimere quell’energia e permetterle di attivarsi su altri piani.

Di qui il “patto di reciproco impegno e responsabilità” che Pianoterra stabilisce con le famiglie in tutti i suoi interventi: il bene gratuito in risposta a un bisogno urgente – latte formulato, vestiti, accessori per la prima infanzia e altro – è l’inizio di un percorso personalizzato che, grazie al lavoro specialistico di équipe, punta al rafforzamento delle capacità genitoriali, al recupero della fiducia nelle proprie capacità e competenze e alla riconquista dell’autonomia. È questo il senso dei corsi, dei gruppi e dei laboratori che abbiamo avviato in questi anni: per esempio, i corsi di italiano per straniere come primo passo verso l’integrazione e l’autonomia, i corsi pre-parto e gli incontri dedicati alle mamme e ai papà come strumenti per rafforzare le capacità genitoriali, il salone sociale di estetica come esercizio della cura di sé, il laboratorio di cucito come spazio per stringere nuove relazioni e acquisire nuove competenze. Alla base, c’è sempre l’idea che rispondere a un bisogno urgente non solo abbia valore in sé, ma liberi le energie necessarie per iniziare un percorso all’insegna dell’emancipazione e dell’autonomia.

Un percorso del genere non può essere fatto in solitudine. Un altro caposaldo del nostro lavoro è che qualunque intervento di sostegno, perché sia veramente efficace, debba fondarsi su una relazione. Come ha affermato il direttore della Fondazione Zancan Tiziano Vecchiato, “non posso aiutarti senza di te”. L’esperienza di questi anni ci ha insegnato che soltanto all’interno di una relazione autentica, fondata sull’ascolto e sul rispetto, è possibile attivare in chi ha bisogno di aiuto le risorse per uscire dalla spirale della dipendenza e dell’indigenza. Si tratta spesso di risorse (competenze, capacità, conoscenze) che ci sono già, ma sono state oscurate o neutralizzate dall’ansia del bisogno, dalla marginalità, dall’isolamento. Il “patto di reciproco impegno e responsabilità” è, di fatto, la forma che abbiamo dato alla relazione tra la nostra associazione e le persone che si rivolgono a noi.

C’è un’altra dimensione relazionale che ci sta altrettanto a cuore, quella che in questi anni si è creata anche tra le stesse donne che frequentano Pianoterra: nuove amicizie, piccole reti di solidarietà che scattano quasi da sole, fino a relazioni più strutturate come quelle che le nostre “mamme tutor” instaurano con le nuove arrivate.

Infine, ci sono le relazioni di Pianoterra con altri enti, pubblici e privati, formali e informali. Nel tempo, abbiamo costruito una rete di rapporti e di collaborazioni che include organizzazioni del terzo settore come Save the Children Italia o l’Associazione Culturale Pediatri, strutture pubbliche come ospedali, consultori, servizi sociali, gruppi di volontari che sono sorti sul territorio. Tutto questo ci ha permesso da un lato di articolare il nostro sostegno alle famiglie più vulnerabili in modalità che inizialmente non avevamo neppure immaginato; dall’altro, di diventare interlocutori affidabili anche per le istituzioni.

Oggi Pianoterra ha una sede a Napoli e una a Roma. I nostri interventi si svolgono soprattutto in aree considerate difficili, come il rione napoletano della Sanità e il quartiere romano di Tor Sapienza. Con il progetto Nest, avviato nel 2018, abbiamo esteso la nostra rete anche ad altre città italiane – nello specifico Bari e Milano.

Tracciare un bilancio dei primi dieci anni di attività di Pianoterra significa cucire assieme tante esperienze fatte di sfide e piccole vittorie, problemi e passi avanti, emergenze e nuovi progetti. Senza trionfalismi, perché la realtà è difficile e complessa, ma con la consapevolezza che lo sforzo di capire, l’impegno concreto e la fiducia nelle relazioni basate sul rispetto possono davvero fare la differenza.

(Alessia Bulgari, Ciro Nesci e Flaminia Trapani)

Dieci anni di Pianoterra… e un blog!

Nel decimo anno di attività di Pianoterra abbiamo deciso di inaugurare un blog, che vorremmo far diventare una finestra sulla realtà del lavoro che svolgiamo al fianco delle tante famiglie che incontriamo ogni giorno.

È un lavoro fatto di tante cose, sfide e piccole vittorie, problemi e passi avanti, emergenze e nuovi progetti. Ci piacerebbe raccontarvelo più nel dettaglio, senza trionfalismi, perché la realtà è difficile e complessa, ma con la consapevolezza che il nostro sforzo di capire, l’impegno concreto e la fiducia nelle relazioni umane basate sul rispetto possono davvero fare la differenza nelle nostre vite e in quelle delle mamme, dei papà e dei bambini con cui lavoriamo ogni giorno.

In questo spazio virtuale troverete perciò le storie e le testimonianze delle famiglie che popolano il nostro “pianoterra” e delle operatrici e operatori che le affiancano nei vari progetti, ma anche riflessioni e approfondimenti sui temi che più ci stanno a cuore e che danno sostanza alla mission di Pianoterra e notizie su iniziative speciali.

Seguiteci!