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Un anno di lavoro alla scuola “Melissa Bassi” di Tor Bella Monaca.

Dopo un anno intenso, anche alla scuola “Melissa Bassi” di Tor Bella Monaca le lezioni sono finite. Abbiamo chiesto a Claudia, la coordinatrice delle attività che Pianoterra realizza nella scuola per il progetto “Tornasole”, di raccontarci qual è stato il percorso compiuto assieme alle educatrici e ai bambini e alle bambine di questa scuola. Ecco il suo racconto.

Quest’anno abbiamo avuto modo di lavorare alla scuola “Melissa Bassi” da settembre a giugno. L’attività che ci ha accompagnato tutto l’anno nella nostra relazione con i bambini è stato un laboratorio musicale davvero speciale curato dal musicista ed educatore Gonzalo Teijeiro, improntato alla metodologia “ritmo con i segni” e basato sull’improvvisazione musicale come atto cooperativo e sull’utilizzo del corpo come strumento per sperimentare il suono e tutte le componenti della musica. Ciascun percorso laboratoriale è stato costruito e adattato alle singole classi, con un lavoro di “taratura” che ha coinvolto anche le insegnanti. Parallelamente sono stati svolti altri laboratori e organizzate altre iniziative legate a momenti specifici, dalle feste di Carnevale con la partecipazione di due clown a quella di Pasqua con la distribuzione delle tradizionali uova di cioccolato, a un laboratorio sulla parità di genere in occasione dell’8 marzo.

L’attività laboratoriale è stata per noi importantissima, poiché ci ha consentito di entrare in classe e osservare i bambini, con l’obiettivo di intercettare bisogni specifici dal punto di vista pedagogico su cui poter lavorare con le insegnanti.

La nostra presenza in classe è stato un elemento prezioso anche per la riuscita di una seconda azione messa in campo a scuola nel corso dell’intero anno scolastico, ossia il coinvolgimento delle insegnanti spazi di riflessione formativa, momenti in cui è stato possibile far emergere competenze esistenti, attivandole anche grazie alla socializzazione con il gruppo. Le tematiche affrontate in queste riflessioni formative hanno riguardato soprattutto il contesto ambientale di Tor Bella Monaca, le esigenze specifiche di famiglie e bambini vulnerabili, le strategie educative da mettere in campo e il gioco. Alcuni incontri sono stati svolti in presenza, altri da remoto, per esigenze legate al rispetto delle normative anti-covid: questa flessibilità ci ha consentito sicuramente di essere costanti nel seguire l’andamento del lavoro delle classi e delle insegnanti, anche se chiaramente la distanza ha penalizzato l’aspetto più strettamente relazionale di questi incontri, richiedendo uno sforzo in più per creare un contesto di ascolto e di fiducia in cui condividere difficoltà e dubbi e trovare assieme strategie educative efficaci.

Accanto alle riflessioni formative, abbiamo lavorato assieme alle insegnanti sulle dinamiche specifiche di ciascuna classe e sui casi di particolare vulnerabilità presenti al loro interno. Il nostro lavoro in questo caso è stato quello di mediare tra le strategie messe in campo dalle diverse insegnanti per arrivare a una gestione condivisa e comune delle situazioni che richiedevano una maggiore attenzione. Uno dei bisogni emersi dai primi confronti con le insegnanti della scuola, infatti, è stata la quasi totale assenza di spazi di confronto in cui poter interagire per costruire assieme delle strategie educative comuni. Un bisogno a cui abbiamo cercato di rispondere proprio con le nostre riflessioni formative.

Una terza azione proposta è stata lo sportello psicologico, dedicato sia alle insegnanti che ai genitori. Le insegnanti spesso vi si sono rivolte per avere indicazioni su alcuni bambini e per invitare la psicologa ad andare in classe e osservare bambini o dinamiche particolari. Anche con i genitori il lavoro è andato bene, ma i margini di miglioramento sono ancora molti. Non si sono infatti registrate moltissime richieste, anche a causa delle limitazioni nell’accesso ai locali scolastici per i genitori non in possesso di green pass – una condizione molto diffusa nel quartiere. Per le medesime ragioni, anche le insegnanti hanno avuto quest’anno pochi contatti con le famiglie e dunque non sono riuscite a svolgere quel ruolo di ponte tra il progetto “Tornasole” e le famiglie che avrebbe potuto fare molto in termini di sensibilizzazione al servizio. In compenso però i colloqui svolti allo sportello hanno spesso coinvolto non solo i genitori, ma anche le insegnanti e la coordinatrice di plesso, consentendo di riflettere sulle esigenze a tutto tondo di ciascun bambino e di coinvolgere tutte le figure educative chiamate a occuparsene, restituendo un’immagine chiara del percorso da mettere in campo per supportarlo al meglio.

In vista della ripresa dell’anno scolastico a settembre, al di là di una nuova programmazione di laboratori e attività con i bambini, bisognerà affrontare il tema del fortissimo turnover che caratterizza questa scuola – come spesso accade alle scuole di frontiera: molte delle insegnanti con cui abbiamo lavorato quest’anno non ci saranno più, perciò occorrerà riprendere l’analisi del bisogno e ricostruire quel contesto di confronto e fiducia in cui far germogliare riflessioni e scambi sulle strategie educative più adeguate a ciascuna classe e a ciascun bambino.

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